La “cappella sistina” di Milano

Categoria: Arte e Cultura,Luoghi Sacri | Questo post è stato letto 161 volte
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Pochi la conoscono, ma la Chiesa di è è un vero e proprio gioiello artistico, definita “la cappella sistina” di Milano. Dall’esterno non è niente di speciale, ma oltrepassando la porta d’ingresso esplode un trionfo di colore che si sviluppa in tutta la chiesa, sia nella parte pubblica, che nella parte claustrale. Fino al XVII secolo, infatti, la chiesa era un convento di suore di clausura al quale accedevano le figlie delle famiglie nobili milanesi.
La sua origine risale all’VIII secolo, ma nei secoli il convento e le sue strutture si allargano per un intero isolato. Situata  sulle rovine del circo romano, la sua esistenza è nota già nell’823. Il nome completo gli fu attribuito dopo il 964, quando l’imperatore Ottone I dona al complesso monastico una reliquia di San Maurizio.


La chiesa è navata unica, divisa in dieci campate da contrafforti angolari. All’altezza della quarta campata, una parete trasversale, con un singolare pontile, separa la zona riservata alle monache da quella pubblica, divenendo un esempio perle chiese controriformistiche dei conventi femminili che sarà poi indicato come esempio da seguire per le chiese monacali da Carlo Borromeo. Le pareti sono scandite da un doppio ordine di lesene doriche, architravate da cornicioni continui. All’interno, tre registri sovrapposti: le cappelle con volta a botte e arco d’ingresso a tutto sesto; il matroneo a serliane in sequenza continua; infine, il registro terminale, con le lunette concluse, nella parte superiore, da un rosone.
Chiude la struttura la grande volta a botte, segnata da costoloni decorativi, intrecciati a fingere crociere.
Nell’aula delle monache si trova un pregevole coro ligneo e il famoso orgagno Antegnati, di fine del 1500, recentemente restaurato e perfettamente funzionante.

La Chiesa è completamente coperta di affreschi, le prime decorazioni, nell’aula claustrale, furono realizzate attorno al 1510-11 da artisti diversi e anonimi, ma gli affreschi più importanti sono opera di e della sua bottega. Intorno al 1522, una delle figlie di Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza, Alessandra, prese i voti e divenne monaca benedettina proprio nel convento di S. Maurizio, e probabilmente si deve a lei, o meglio alla madre Ippolita Sforza, donna assai colta, la scelta di per gli affreschi in S. Maurizio.
Nella parte claustrale, suddivisa da un transetto a tutta altezza, continua il ciclo degli affreschi del Luini e bottega, affreschi che in entrambi gli spazi rivestono tutte le pareti della chiesa compreso il soffitto.

Nel 1532 muore e i lavori in S. Maurizio s’interrompono. Ricominceranno solo alla metà del secolo per iniziativa delle famiglie milanesi proprietarie delle capppelle nell’aula pubblica.
La lunga impresa decorativa di San Maurizio termina alla fine del secolo, con le opere di Simone Peterzano (maestro di Caravaggio adolescente alla cui bottega venne iniziato all’arte della pittura) e Antonio Campi.
La chiesa di S. Maurizio, che ai tempi di Bernardino era stata all’avanguardia per le proposte artistiche e per il netto orientamento verso la ‘maniera moderna’ e il nuovo classicismo del primo Cinquecento, diventa, in questi anni, il cantiere della tradizione pittorica lombarda; tradizione che ripropongono, con qualche stanchezza e mediocre levatura artistica, soprattutto i figli di Luini.

Fonte e info: www.lombardiabeniculturali.it

La Pinacoteca di Brera
La Galleria d'arte moderna e contemporanea Estense Arte di Cernobbio
La Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro
Il Santuario di Altino
Il "Museo Navale "dr. ing. Ottorino Zibetti" di Caravaggio
L'Abbazia di Chiaravalle
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